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Quando si è sereni e tranquilli si ha quasi paura di dirlo, come se nel dirlo potessi variare quell’equilibrio così fragile che si pensa di aver creato con così tanto sforzo. Invece la felicità non arriva per impegno. Capita quando si gettano le armi e si smette di lottare. Io a forza di lottare e a scavare per cercarla ci avevo perso le unghie.
Ma poi invece un pomeriggio di serena rassegnazione dei fatti, di gratitudine per quello che avevo nella sua semplicità ho aperto la porta alla felicità, nel senso meno metaforico dell’espressione.
Ero al bar e mentre uscivo gli ho aperto la porta facendolo entrare : ‘ciao’.
Una stretta di mano non forte, una nuvola di capelli ricci ricci e una leggerezza incredibile. Ma non nei sentimenti o nel rispetto. 🙂 grazie. Buonanotte. Mi nutri, sei il mio ricostituente naturale.

In fondo abbiamo radici ben profonde in questo paese… Come tutti i ragazzi di qui un attaccamento profondo a questa terra su cui tanto però sputiamo. Tutti la denigrano ma pochi riescono ad allontanarsi veramente. Quelli che si sono trasferiti per gli studi a Milano o in altre città più piccole ritornano ancora qui al week end trascinando anche le nuove conoscenze, ore di viaggio per il solito bar e le solite facce. Inspiegabile. Forse siamo in realtà tutti mammoni o vittime della routine e dei soliti locali del venerdì sera. Sicuramente abitudinari, recidivi, ripetitivi.
In giro noi di questo paese ci facciamo riconoscere, sicuramente non per un certo bon ton: non ce la tiriamo nonostante molti cercano di spendere il più possibile per l’apparenza, siamo molto alla mano.
La gente di città fa più fatica effettivamente, non a creare, ma a mantenere nuove amicizie, almeno per quello che ho notato dall’esperienza. Forse perché meno abituata a fidarsi delle persone? Voi cosa ne pensate?

Un bacio:)

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